Ricordo quando aspettavo il sabato pomeriggio per giocare alla schedina del Totocalcio. Si aspettava il sabato perché c’era la situazione aggiornata su quali giocatori avrebbero giocato e quali no e questo poteva influire sul pronostico. La schedina era composta da otto colonne e prevedeva 13 partite da indovinare come risultato: 1 se si dava la vittoria alla squadra di casa, x se si prevedeva il pareggio e 2 se si prevedeva la vittoria della squadra fuori casa. Se non ricodo male, si potevano giocare 2, 4 oppure 8 colonne con ovviamente dei costi diversi, ma questo avrebbe aumentato le probabilità di fare il fatidico 13! Bisognava copiare tre volte, senza fare errori, tutte le colonne giocate. In caso di errori di copiatura la colonna errata era considerata nulla, non si potevano ovviamente fare correzioni. Quindi bisognava fare molta attenzione nel compilarla. Presentando la schedina al tabaccaio, questi applicava su tutta la lunghezza della schedina una striscia adesiva con un numero di serie che identificava la schedina. Separava con la forbice o con un righello la prima parte che consegnava al giocatore, e tratteneva le altre due. Alla domenica pomeriggio tutti seguivamo alla radio la trasmissione “Tutto il calcio minuto per minuto” per conoscere alla fine della trasmissione se il fatidico 13 fosse stato azzeccato, oppure almeno il 12. Ma solo il lunedì, dopo lo spoglio che avveniva manualmente di tutte le schedine, veniva comunicato quanti 13 e quanti 12 avevano vinto e il monte premi veniva suddiviso tra tutti i vincitori. Ci sono stati casi di un unico 13 in tutta Italia, con monte premi di centinaia di milioni che allora erano cifre incredibili.
Nessuno mi può giudicare – Caterina Caselli
Ricordo che per macinare il caffè, non ricordo se allora ci fosse in commercio quello già macinato, si usava un macinino azionato a mano con