Ricordo la mia prima macchina, una Fiat 500 L di quarta mano (avevo decisamente pochi soldi), di colore carta da zucchero. Di carrozzeria si presentava bene ed è per quello che l’avevo scelta, mentre col trascorrere dei mesi ero sempre o dal meccanico o dall’elettrauto per continue riparazioni.
Ogni volta che andavo da loro mi facevano i complimenti per come la tenevo curata, poi ho scoperto che era un modo sottile per continuare a spendere dei soldi per la sua manutenzione. La Fiat 500 aveva una curiosa particolarità: per scalare le marce era indispensabile saper fare la “doppietta” in quanto non aveva il cambio sincronizzato.
Per fare la “doppietta” bisognava passare dalla marcia in cui si era e portarla in folle, poi dare un colpo di acceleratore per portare il motore ad un certo numero di giri adeguato ( per questo era l’orecchio di ognuno di noi che decideva l’intensità dell’accelerata per poter accogliere la nuova marcia), e poi inserire la marcia inferiore. Non fare questa manovra significava “grattare” il motore e quindi rovinare gli ingranaggi! L’optional più richiesto di allora noi ventenni erano i sedili ribaltabili…
Le dimensioni di quella Fiat 500 era circa la metà di quella di adesso. Tutti ci ricordiamo quante acrobazie eravamo costretti a fare per un pò di intimità!