I giardini di marzo – Battisti

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Titolo: I giardini di marzo
Cantante/Gruppo: Battisti

Ricordo che anche le biglie di vetro hanno rappresentato per me un lungo periodo di giochi.

Ve ne erano di diverse dimensioni.

Quelle piccole valevano 1, poi c’erano via via quelle più grandi che valevano 2, 3 e 4 volte fino al cosiddetto biglione che era da 5 e si potevano scambiare secondo questo valore.

Si giocava nel cortile sull’asfalto: uno iniziava a tirare la propria biglia il più lontano possibile ed l’altro cercava di avvicinarsi con l’obiettivo di “bocciarla”.

Il primo che riusciva in questo intento si guadagnava la biglia dell’avversario.

Poi c’era la mossa con la spanna: chi non era mancino apriva la mano sinistra nel punto dove c’era la propria biglia, e posizionava poi la mano destra all’estremità del mignolo della sinistra, con la propria biglia tra il pollice e l’indice pronto a far scattare il pollice per lanciare la biglia e cercare di bocciare quella dell’avversario.

Questo trucco faceva in modo di diminuire la distanza e facilitare la “bocciata”. Poi c’era la variante con le buche: dove si poteva, si facevamo delle buche nel percorso definito per il gioco.

Se una biglia cadeva all’interno della buca bisognava posizionare la biglia sull’orlo come punto di tiro per bocciare un’altra biglia.

A fine giornata c’era la soddisfazione di avere vinto (o la delusione di avere perso) un pò di biglie. Il gioco delle biglie è antico di migliaia di anni.

Sicuramente veniva già praticato dai fanciulli dell’Antico Egitto: le prime biglie erano costituite da piccole pietre tondeggianti, levigate naturalmente dall’acqua, e raccolte sulle sponde del Nilo o sulle rive del mare. Più tardi le biglie vennero prodotte in terracotta fino ai primi decenni del Novecento.

Ma le palline in terracotta erano estremamente fragili: non reggevano gli urti tra loro, e finivano per spaccarsi in due o a sgretolarsi già dopo pochi minuti di gioco.

A partire dagli Anni Quaranta del Novecento, le biglie in terracotta caddero gradualmente in disuso e vennero sostituite da quelle di vetro. Finalmente, erano perfettamente tonde, robuste e levigate.

E in più, avevano un’anima colorata all’interno, l’una diversa dall’altra, che le rendeva belle a vedersi, ma soprattutto permetteva di distinguerle tra loro soprattutto quando i contendenti coinvolti nel gioco erano numerosi.

* Campi obbligatori

Altre canzoni e ricordi