Ricordo che alle elementari in classe ci facevano scrivere con i pennini intinti nell’inchiostro. Ognuno di noi aveva nell’angolo destro del banco un foro contenete un bicchierino di plastica che veniva riempito di inchiostro dal bidello. Avevamo anche la carta assorbente, necessaria ad assorbire le innumerevoli macchie che facevamo dopo avere intinto, magari troppo, il pennino nell’inchiostro. Era una festa per me passare dalla cartoleria vicino alla scuola ad acquistare i pennini dalle forme più particolari. Ricordo che a me piaceva particolarmente il pennino “a castello”, era dorato e dalla forma particolarmente allungata e frastagliata. Il pennino veniva inserito nella scanalatura di una cannuccia di plastica colorata, tutti noi ne avevamo più d’una in quanto ognuna aveva il suo pennino che scriveva, a seconda della forma, in modo differente. Il tutto veniva riposto in un astuccio, sempre di plastica o similpelle, che conteneva anche la matita e la gomma per cancellare. La gomma aveva due lati: uno per cancellare la matita, più morbida, e l’altra per cancellare la penna ad inchiostro, più abrasiva. Quanti buchi ho fatto nei fogli a furia di cancellare gli errori fatti con la penna ad inchiostro!
The house of the rising sun – The Animals
Ricordo che fra le radio fisse da appartamento, c’è stata la moda della radio Cubo della Brionvega, una radio dal design davvero futuristico: erano in