Subito dopo la fine della guerra l’era del rock, già iniziata negli USA, giunge e si diffonde anche in Italia attraverso radio, juke-box e giradischi.
Nel 1966 la ditta italiana Irradio mette sul mercato una novità: un giradischi portatile. Nasce in quel momento il “mangiadischi”, un oggetto mai visto prima che diventa simbolo di un’intera generazione.
Famoso, appunto, il mangiadischi Irradiette a cui seguirà due anni dopo Fonorette e nel 1968 il mitico Pop per Minerva e Grundig.
Dalla forma accattivante di una piccola borsa, consentiva l’ascolto di un disco a 45 giri alla volta, dischi che venivano inseriti attraverso una apposita apertura.
Non era certo comodo come lo saranno poi gli iPod o gli attuali Cellulari che consentono di memorizzare e ascoltare migliaia di brani musicali, ma ne fu, in qualche modo, il predecessore perché era portatile consentendo l’ascolto della musica preferita in auto, in spiaggia, in passeggiata.
L’Italia del boom economico si preparava ai grandi cambiamenti culturali del 1968 con i suoi miti, le sue illusioni, le sue utopie che troveranno espressione anche nella musica.
Molti brani musicali divennero espressione di quel fermento giovanile, di quelle rivolte, di quelle mode che in pochi anni cambiarono i costumi e le abitudini, non solo musicali, degli italiani.
Di quelle molte canzoni ne propongo una che, più di altre, mi rimanda con la memoria a quegli anni.