Ricordo quando ci fu il periodo delle cerbottane, tutti ne volevamo anche più d’una. Era una canna di plastica rigida, mediamente lunga mezzo metro, alcune dotate di manico per tenerla, un anello di plastica per appoggiare la bocca da un lato, e mirino dall’altro lato. C’era anche la versione lusso: tre cerbottane montate a triangolo fra loro con impugnatura centrale. Bisognava farsi i cosiddetti bussolotti, partendo da strisce di carta strette e lunghe prese dai quaderni, che dovevano essere arrotolate su loro stesse e poi allungate fino aformare un cono lungo e appuntito. La parte finale del cono veniva poi fissata con la saliva che veniva fatta asciugare all’aria. Si inseriva il cono nella cerbottana e la parte eccedente che non entrava veniva strappata. Si faceva a gara di chi riusciva a lanciare il bussolotto più lontano, con un secco colpo di fiato. La storia della cerbottana si dice che sia nata come un’arma utilizzata da molte popolazioni nel corso dei secoli, tra cui alcune del Sud-est asiatico, nell’area amazzonica, e in altre parti dell’America, settentrionale, centrale e meridionale. In effetti ancora adesso si vedono in diversi documentari su quelle popolazioni, che la stessa viene usata per la caccia. Magari con l’estremità intinta in un veleno.
C’era un ragazzo che come me – Gianni Morandi
Subito dopo la fine della guerra l’era del rock, già iniziata negli USA, giunge e si diffonde anche in Italia attraverso radio, juke-box e giradischi.