Ricordo che mia mamma mi raccontava che tanti anni fa non esisteva il riscaldamento negli appartamenti. Per riscaldare l’ambiente dove si viveva si sfruttava il calore prodotto dalla cucina che fungeva spesso anche da soggiorno. Si sfruttava infatti il calore della cosiddetta cucina economica che consisteva in un mobile metallico con una piastra in ghisa che veniva scaldata dal fuoco della legna sottostante. Serviva principalmente per cucinare ma grazie alla piastra in ghisa si scaldava anche il locale. Per scaldare il letto invece si usava lo scaldino. Consisteva in un contenitore di metallo, solitamente ferro o rame, oppure terracotta, che veniva riempito di braci prese dal focolare o dal caminetto. Veniva quindi posizionato sotto le lenzuola. Di questo non ho ricordo visivo ma solo indiretto dai miei genitori. Fortunatamente quando ero bambino avevamo la stufa a carbone che dovevamo gestire in modo autonomo. Quanta fuliggine però creava sia il carico del carbone sia l’estrazione di quello bruciato nella parte inferiore. Dopo circa 15 anni di stufa a carbone, l’abbiamo cambiata con una a kerosene. Quando si consumava, dopo un paio di giorni di utilizzo, dovevamo con una pompa a mano riempire il serbatoio travasando il contenuto da una tanica da 20 litri. Debbo dire che ripetto al riscaldamento centralizzato di oggi, era una bella schiavitù. Solo la nostra generazione è in grado di apprezzare le attuali comodità.
Wish you were here – Pink Floyd
Ricordo mia mamma che per pulire i tappeti si affacciava al balcone e srotolava il tappeto tenendolo da una estremità. Cominciavava così a percuoterlo vigorosamente