Ricordo quando sentivo strillare dalla strada la parola “ombrellaio! umbrellè!”. Era arrivato colui che avrebbe aggiustato gli ombrelli per strada. Si fermava sotto casa in attesa che qualcuno andasse da lui a portargli gli ombrelli da riparare. Se la riparazione era veloce bene, sennò sarebbe ripassato dopo qualche giorno con l’ombrello riparato. Era puro artigianato locale oramai perduto per sempre nel nome del consumismo. Oggi non ne vale più la pena far riparare gli ombrelli a meno che non siano firmati o di particolare pregio. L’ombrellaio ai giovani di oggi suonerà come qualcosa di insolito, di sconosciuto. Invece negli anni 60 era un mestiere vero e proprio, nonché una delle tante facce dell’artigianato che si potevano incontrare lungo tutto lo Stivale Italiano. Era un’arte antica e molto apprezzata, in un’epoca in cui si dovevano fare i conti spietati con l’economia e le ristrettezze della maggior parte delle famiglie, la mia inclusa. Allora non si buttava via nulla e quello che si possedeva andava preservato e conservato. Solitamente le famiglie degli anni ’50 e ’60 avevano un unico ombrello per tutti i componenti del nucleo famigliare e quindi l’ombrellaio ricopriva un ruolo fondamentale.
Scarborough Fair – Simon and Garfunkel
Ricordo che mio fratello, più grande di me di quasi 11 anni, mi aveva insegnato a fare con i cerini che erano dei piccoli fiammiferi